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SEZIONE DI
BADOLATO
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BREVE STORIA
DI BADOLATO
Il
Comune di Badolato (3.450) abitanti) fa parte della
provincia di Catanzaro, e si suddivide in una frazione
capoluogo, in collina, ed in una marina. Il territorio,
che si estende per 34,10 chilometri quadrati, confina
con quelli dei Comuni di Brognaturo, lsca sullo Jonio,
Santa Caterina dello Jonio, ed a levante col mare, e si
sviluppa sul versante delle Serre. Il paese, posto sulle
pendici nord-occidentali del Monte S. Nicola (m. 1.260),
giace su uno sprone incuneato tra due valloni che si
congiungono nella sottostante pianura litoranea, è a 240
metri di altezza, a 53 chilometri da Catanzaro, su una
strada provinciale che a poco più di 5 chilometri si
congiunge con la Statale 106. Si vuole che sia di
fondazione enotra, e che prendesse nome dalla sua
posizione eminente circondata da balze che lo pongono
come se fosse in alto ad una fortezza. Era detto anche
Badulato, Vadolato o Vadulato. Aveva sotto di se i
grossi Casali di Isca e di Sant'Andrea. Compreso nella
Contea di Catanzaro ai primordi della signoria Normanna
in Calabria, fu in seguito baronia, ed ai tempi angioini
appartenne ad un Filippo di Badolato - donde, più
probabilmente, il nome al paese - al quale con la
violenza lo tolse Pietro Ruffo Conte di Catanzaro, i cui
discendenti, costituenti un altro ramo della famiglia,
lo tennero fino al 1454. Pervenuto per successione nella
tropeana famiglia dei Toraldo, rimase loro fino al 1578,
anno in cui, alienato per debiti, cominciò a subire
rapidi passaggi. Ma nel 1596 passò a Pietro Borgia
Principe di Squillace che lo cedette a Pier Francesco
Ravaschieri, dalla cui famiglia, per successione
femminile, trasbordò dapprima in casa Pinelli
(1692-1779) e poi in quella dei Pignatelli di Belmonte
(1779-1806). Nel 1444, a causa delle disagiate
condizioni nelle quali si era venuto a trovare in
seguito a molte vicende naturali, sociali e militari,
gli veniva concessa l'esenzione del pagamento dei
tributi. ll terremoto del 1640 causò la morte di 300
persone; quello del 1659 lo danneggiò alquanto, e quello
del 1783 finì quasi per distruggere quel che era
avanzato salvo dai precedenti movimenti tellurici,
provocando la morte di 2 persone e facendo danni
valutati a 60 mila ducati. Nel 1799 fu tra i Comuni più
tenacemente realisti, e, ad istigazione del Padre
Lettore Bonaventura da Badolato, dei Cappuccini, impedì
che i repubblicani piantassero l'albero della libertà,
mandando molti uomini all'assalto a Mileto voluto dal
Cardinale Ruffo. L'ordinamento amministrativo disposto
dal Generale Championnet lo comprendeva nel Cantone di
Satriano; con la legge francese del 1806, veniva posto
nel Distretto di Gerace e messo a capo di un Governo che
comprendeva i Luoghi di S. Andrea, Isca, S. Caterina, di
Pisano, Guardavalle e Monasterace. La successiva legge
del 1811, confermata da quella borbonica del 1816, ne
faceva un Capoluogo di Circondano comprendente Isca, S.
Caterina e Guardavalle. Il terremoto del 1905 vi fece
non pochi danni, tanto che venne disposto dapprima il
consolidamento e poi il trasferimento dell'abitato a
totale carico dello Stato. Le alluvioni del 1951 misero
in serio pericolo la Chiesa dell'Immacolata e molte
abitazioni, per cui gran parte degli abitanti
abbandonarono il paese che per la circostanza venne
visitato dal Capo dello Stato. In via Castello sono gli
avanzi di mura perimetrali del maniero edificato dai
Ravasch ieri nel secolo XVII. Badolato è ricco di Chiese
che conservano evidenti segni artistici. Quella dì S.
Andrea Avellino (sec. XVIII) con l'Altare del Sacramento
in marmi policromi, mensa, tabernacolo e balaustra con
lavori a commesso e dettagli ornamentali a rilievo,
nella quale sono due busti in legno di S. Andrea e di S.
Francesco di Paola (sec. XVII-XVIII) e numerosi arredi
sacri di pregio. La Parrocchiale di S. Caterina, con
portale in pietra a modanature (secolo XVIII) ha
l'interno ad unica nave, l'abside medioevale, l'altare e
il soffitto rifatti barocchi, con una tavola della
Madonna col Bambino (sec. XV XVI). La Chiesa del Rosario
ha la facciata con elementi in pietra di stile barocco,
interno decorato a stucchi da maestranze di Serra S.
Bruno (sec. XVIIl-XIX). La Chiesa di S. Maria degli
Angeli, ricostruzione dei Padri Riformati, con la
facciata e l'interno del XVII secolo, ha pure
secenteschi il monumentale Altare Maggiore, firmato e
datato Fra Diego da Careri 1644, il presbiterio e la
cupola decorati dì affreschi, e un Crocefisso dello
stesso Fra Diego, così come l'attiguo Chiostro, mentre
il coro ligneo è del secolo XVIII. La Chiesetta della
Sanità, altrimenti conosciuta come Chiesa di S. Isidoro,
di origini basiliane, ha avanzi di mura con tracce di
affreschi bizantineggiantì raffiguranti la Pietà, il
Redentore, due Santi. L'agricoltura, che si va
organizzando sempre più con criteri industria, continua
a dare cereali e frutta, mentre l'olio e il vino,
tuttora pregiati, sono quasi interamente destinati
all'esportazione. Molte sono le aziende armentizie, e
l'allevamento del bestiame bovino, ovino e caprino
alimenta una notevole lavorazione di latticini. E' in
Diocesi di Squillace. Vi sono le parrocchie di S.
Nicola, S. Salvatore, S. Caterina e Santa Maria. Vi è il
Convento di S. Maria degli Angeli dei Frati Minori. Le
suore Teresiane Francescane del Signore vi tengono
l'orfanotrofio femminile Madonna di Fatima, la scuola di
taglio e cucito. Il convento dei Domenicani fu soppresso
nel 1809. Il Patrono, S. Nicola Avellino, vi è
festeggiato il 10 novembre. Una volta si teneva fiera
detta della Sanità
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L'ALLUVIONE DEL 1951
n quell’occasione gran parte
degli abitanti abbandonarono il paese che per la
circostanza venne visitato dal Capo dello Stato.
Praticamente da quel momento la storia del paese per
certi versi si ferma, per altri è completamente, e
spesso drammaticamente, trasformata. Pur avendo
conosciuto già in passato l’emigrazione transoceanica,
specie in Argentina ed Australia, Badolato diviene una
storia di Dagli anni ‘50 in poi, mentre il paese conosce
un importantissimo movimento contadino per l’occupazione
delle terre, per oltre un ventennio si svilupperà un
fenomeno emigratorio massiccio che porterà i badolatesi
in Svizzera, dove esistono comunità di centinaia di
persone come nel caso della cittadina di Wetzikon (“la
seconda Badolato”), in Germania, ed in misura minore
Francia o Belgio. Ma Badolato, pur continuando a
spopolarsi, riesce a conquistare fette sempre più ampie
di turismo culturale, specie di ritorno, grazie ai
visitatori europei arrivati con gli emigranti
badolatesi. Per tanti scoprire Badolato si rivela
esperienza assolutamente suggestiva: vuol dire tuffarsi
nelle strettissime viuzze costruite otto secoli fa e
tutt’oggi intatte che si snodano in gironi convergenti
verso il culmine dell’altura. La struttura urbana del
paese, stupendo affaccio sul mare, è tecnicamente a
“Cortina” formata cioè da più unità abitative contigue,
racchiuse dentro le mura di cinta. Il borgo e la sua
esigua popolazione, nonostante un buon flusso turistico
estivo, si presentano quindi come un vero e proprio
luogo dell’anima dove trovare riposo e calma, non a caso
scelto da artisti più o meno noti come approdo quasi
rifugio per la sua pace e discrezione, come nel caso di
artisti e uomini di cultura come Pierò Pelù, lo
scrittore Italo Moretti o di attori compianti come
Antonio Newiller. Storicamente, dopo la crisi degli anni
’70, lo spopolamento proseguì pur mantenendo, ancora
fino a metà anni ’80, una buona fetta di popolazione
complessiva. Ma il “paese”, il vecchio borgo adagiato
sulla collina che tanto bene si prestava a canzoni
generazionali come “Che sarà”, sembra essere destinato
alla morte più cupa e silenziosa. Tuttavia, proprio in
questa fase, partirà la più originale e clamorosa delle
provocazioni: “Badolato, paese in vendita”.
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1986: LA NUOVA SVOLTA CON LA PROVOCATORIA PROPOSTA
LANCIATA DAL BIBLIOTECARIO COMUNALE MIMMO LANCIANO:
BADOLATO, PAESE IN VENDITA
Tutto partì dalla
constatazione che il borgo, Badolato Superiore stava
avviandosi verso un sostanziale abbandono tra lo
spopolamento (spesso a favore della più recente frazione
marina) e l'impoverimento economico testimoniato dai
crescenti livelli disoccupazionali e dall'emigrazione
fuori regione. L'idea di "vendere" il bellissimo borgo,
all'inizio per molti grottesca, scatenò al contrario
un'imprevedibile curiosità che portò l'allora sindaco
Ernesto Menniti nella trasmissione televisiva più nota
del momento, quella di Raffaella Carrà. Ma fu solo il
picco di un fenomeno che mai prima di allora aveva visto
il nostro Comune così al centro dell'attenzione mass
mediatica. Un borgo che pareva rassegnarsi sulla strada
del declino, dello spopolamento e dell’anonimato,
improvvisamente sui trovò al centro dell’attenzione
nazionale, nell’incredulità di tutti i suoi abitanti.
Intervennero televisioni e giornali da tutto il mondo,
si registrò l'interesse, tra mito e realtà, di magnati,
di gruppi finanziari ed industriali, di autori e
letterati e tanti turisti che, in un modo o nell'altro,
venendo a contatto con la realtà di un borgo sempre più
spopolato, finirono con l'amarne il suo essere sempre se
stesso, il suo perpetuarsi con i vicoli caratteristici,
le case alte ed antiche, le donne coi loro abiti
semplici e ricchi di tradizione, la semplicità
contadina. Così, alla lunga, svuotato l'effetto novità e
sorpresa la vera "vendita" riguardò proprio i tanti
immobili privati che, diversamente destinati
all'abbandono, sono stati acquistati e ristrutturati con
gusto dai tanti "forasteri" che, innamorati di Badolato
Superiore, amano tornarvi con frequenza, ripopolando il
nostro borgo ed i suoi vicoli.
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L'ARRIVO DELLA COMUNITA' DI " MONDO X
Una
comunità di ragazzi con problemi vari alle spalle,
spesso di tossicodipendenza, che popolarono l’area
attigua il bellissimo Convento degli Angeli. La vicenda,
di primo acchito, presentò non pochi problemi, tra i
timori di parte della popolazione, la sistemazione dei
ragazzi, problemi burocratici vari, precarietà di una
sistemazione occupata di fatto ma fatiscente. Il tempo
ha dato ragione ai ragazzi ed a chi ha creduto in loro.
Oggi i due bellissimi chiostri, i giardini e gli
alloggi, sono stati completamente recuperati. Conquista
ed affascina la tenacia e la mitezza di questi ragazzi,
oggi ritenuti i veri angeli di quel Convento anch’esso
ricco di tesori e fascino come il crocefisso ligneo
settecentesco ed un ricco pergamo pensile dello stesso
periodo. Molti turisti, dalla regione e non, fanno della
visita al Convento recuperato una tappa fissa, accolti
dai ragazzi che con una guida mostrano i frutti del loro
lavoro quotidiano, nei campi da coltivare come
nell'artigianato, all'interno della struttura
splendidamente rinnovata che li ospita. La chiesa non è
ancora stata ristrutturata ma presenta comunque elementi
di assoluto pregio ed unicità. Le regole di vita della
Comunità sono rigide ma l'accesso dei visitatori
all'area è generalmente consentito senza particolari
problemi. E Badolato farà ancora parlare di sé.
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L'ESPERIENZA
DELLA SOLIDARIETA' AI RIFUGIATI: IL PROGETTO DEL CIR
(Centro Italiani Rifugiati) A BADOLATO.
Badolato è
tornato poi a registrare nuovi picchi di popolarità per
essere stato il centro di un'esperienza rara di
accoglienza, di convivenza, di integrazione e di
rispetto fra genti appartenenti a culture diverse. Il
progetto pilota “ O focularu, the home project”
realizzato a Badolato dal Comune insieme al CIR, è un
modello unico di accoglienza e di solidarietà con i
rifugiati in una zona depressa e dimenticata. Un
progetto nato su uno slancio di solidarietà umana, che
ha proseguito e si è sviluppato oltre l’emergenza.
Badolato? Badolato Superiore è un piccolo borgo
medievale arroccato su una collina. Fu costruito perché
non fosse visibile dal mare, per proteggerlo dalle
scorrerie dei pirati turchi. E proprio dal Kurdistan
turco provenivano gli uomini e le donne sbarcati sulla
spiaggia badolatese nel dicembre del 1997. Il borgo era
da alcuni anni quasi completamente spopolato. Contava
circa cinquecento abitanti, per lo più anziani. Era un
paese fantasma. Le ragioni dello spopolamento sono
quelle delle ondate migratorie che hanno visto i
badolatesi trasferirsi nelle Americhe prima e nei paesi
ricchi dell'Europa continentale o nel Nord Italia poi.
Ma sono anche da attribuirsi alla politica di edilizia
popolare intrapresa dalle varie amministrazioni comunali
successivamente all'alluvione che ha colpito il paese
nel '51. La storia Tutto comincia una domenica di mezza
estate, il 24 agosto 1997, circa 460 immigrati asiatici
sbarcano sulla costa di Badolato, un paese della
costiera jonica catanzarese. Tra loro ci sono 266 kurdi,
provenienti dalla Turchia e dall'Iraq. I giornali
gridano all'invasione. La questura si allarma, dal
Viminale arrivano precise indicazioni: non accogliere
eventuali richieste d'asilo, procedere rapidamente con
le espulsioni.Già tre mesi prima, circa 200 kurdi
sbarcarono a Guardavalle, sempre sulla jonica
catanzarese, trenta di loro chiesero asilo politico al
governo italiano dichiarandosi perseguitati in fuga.
Tutte le domande furono respinte. I "clandestini" di
Badolato (oltre ai kurdi c'erano pakistani e cingalesi)
sembrano suscitare allarme più sulle colonne dei grandi
quotidiani, nei salotti televisivi e nelle sedi dei
partiti che nella popolazione. A Badolato, in una zona
dove certo i problemi non mancano, parte invece una vera
e propria gara di solidarietà. E' l’ arrivo della nave
Ararat, che trasportava in condizioni disumane 836
persone è del 26 dicembre del 1997 a dare una svolta
decisiva. Questa volta i profughi maschi furono
provvisoriamente alloggiati nella scuola media di
Badolato Superiore e le donne con i bambini in un campo
della vicina cittadina di Soverato.e Gagliato.Come era
accaduto in occasione del primo sbarco ci furono
esemplari manifestazioni di solidarietà da parte dei
badolatesi. Probabilmente perché è gente che ha saputo
riconoscersi perché ha subìto il dramma dell'emigrazione
ed ha rivisto amplificato negli occhi di questi esuli il
dolore di se stessi e dei propri parenti, oppure forse
per un senso radicato di ospitalità ereditato dalla
cultura greca, o, più semplicemente, per "nuda" umanità.
Ma questa volta il piccolo borgo fece ulteriori passi
nell'applicare il suo spirito di solidarietà. Il gesto
più importante simbolicamente di questa vicenda risale
al 31 dicembre, pochi giorni dopo lo sbarco, quando i
badolatesi offrirono ai kurdi, che professano la
religione musulmana, il Monastero, una delle chiese più
importanti del paese, affinché potessero festeggiare
l'inizio del nuovo anno (Newroz). Subito dopo la prima
accoglienza, è nato il progetto pilota del Comune di
Badolato con il CIR per dare dignità e riunire le
famiglie che erano state separate al momento dello
sbarco. Viene stanziato un finanziamento di 1 miliardo e
mezzo delle vecchie lire grazie al quale il comune
doveva acquistare 20 alloggi da ristrutturare e dare
agli immigrati. E in quell'occasione che il CIR apre la
sua sede a Badolato L'allora Sindaco, Gerardo Mannello,
e il Consiglio Comunale decisero di chiedere ai
cittadini badolatesi la disponibilità delle case
abbandonate del borgo per ospitarvi le famiglie kurde.
Vennero consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie
kurde scelsero di restare. Il Ministero degli Affari
Sociali finanziò le minime ristrutturazioni delle
abitazioni e, inizialmente, l'acquisto dei beni di prima
necessità. Così iniziò la convivenza fra italiani e
rifugiati ( kurdi e non solo) in un piccolo paese, che
da allora viene chiamato scherzosamente Kurdolato. Da
allora si è istaurata una convivenza pacifica di scambio
e di rispetto reciproci. I bambini kurdi sono andati a
scuola, hanno imparato prestissimo l'italiano, hanno
legato con i propri coetanei ed eletto proprie "nonne"
alcune anziane del paese. Ma anche tra gli adulti c'é
stato un grosso sforzo di comunicazione che ha portato
alla nascita di una specie di lingua franca. Oggi , ai
curdi si sono aggiunti anche bambini delle famiglie
etiopi con asilo umanitario che frequentano le scuole
dell'obbligo elementari e medie. Alcuni kurdi
cominciarono, all'epoca, a lavorare nell'agricoltura e
nell'edilizia. Inoltre, l'amministrazione locale
promosse, alcune iniziative comuni: l'apertura di un
ristorante e quella di un negozio di ceramiche a
produzione artigianale. Alcune ceramiche furono
acquistate dal Comune stesso e utilizzate per segnalare
i nomi delle vie e dei numeri civici del borgo.
L'amministrazione locale di Badolato penso allora di
creare dei nuovi sbocchi lavorativi con un progetto di
ristrutturazione delle case abbandonate del borgo a
scopi turistici..L'idea era quella di trasformare
Badolato Superiore in una specie di villaggio turistico,
di "paese albergo" interculturale. Il progetto non era
peregrino, ma nasceva dalla considerazione che, negli
ultimi anni, alcune case del borgo erano state
acquistate e ristrutturate da turisti svizzeri e
tedeschi, che vi trascorrevano e vi trascorrono
l'estate. Il progetto fu approvato nel febbraio del 1998
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che stanziò
un miliardo e mezzo di lire per la sua realizzazione.
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GLI SBARCHI DEI
RIFUGIATI
Tutto cominciò una domenica di mezza estate,
il 24 agosto 1997, circa 460 immigrati asiatici sbarcano
sulla costa di Badolato, un paese della costiera jonica
catanzarese. Tra loro ci sono 266 kurdi, provenienti
dalla Turchia e dall'Iraq. I giornali gridano
all'invasione. La questura si allarma, dal Viminale
arrivano precise indicazioni: non accogliere eventuali
richieste d'asilo, procedere rapidamente con le
espulsioni.Già tre mesi prima, circa 200 kurdi
sbarcarono a Guardavalle, sempre sulla jonica
catanzarese, trenta di loro chiesero asilo politico al
governo italiano dichiarandosi perseguitati in fuga.
Tutte le domande furono respinte. I "clandestini" di
Badolato (oltre ai kurdi c'erano pakistani e cingalesi)
sembrano suscitare allarme più sulle colonne dei grandi
quotidiani, nei salotti televisivi e nelle sedi dei
partiti che nella popolazione. A Badolato, in una zona
dove certo i problemi non mancano, parte invece una vera
e propria gara di solidarietà. E' l’ arrivo della nave
Ararat, che trasportava in condizioni disumane 836
persone è del 26 dicembre del 1997 a dare una svolta
decisiva. Questa volta i profughi maschi furono
provvisoriamente alloggiati nella scuola media di
Badolato Superiore e le donne con i bambini in un campo
della vicina cittadina di Soverato.e Gagliato.Come era
accaduto in occasione del primo sbarco ci furono
esemplari manifestazioni di solidarietà da parte dei
badolatesi. Probabilmente perché è gente che ha saputo
riconoscersi perché ha subìto il dramma dell'emigrazione
ed ha rivisto amplificato negli occhi di questi esuli il
dolore di se stessi e dei propri parenti, oppure forse
per un senso radicato di ospitalità ereditato dalla
cultura greca, o, più semplicemente, per "nuda" umanità.
Ma questa volta il piccolo borgo fece ulteriori passi
nell'applicare il suo spirito di solidarietà. Il gesto
più importante simbolicamente di questa vicenda risale
al 31 dicembre, pochi giorni dopo lo sbarco, quando i
badolatesi offrirono ai kurdi, che professano la
religione musulmana, il Monastero, una delle chiese più
importanti del paese, affinché potessero festeggiare
l'inizio del nuovo anno (Newroz). Subito dopo la prima
accoglienza, è nato il progetto pilota del Comune di
Badolato con il CIR per dare dignità e riunire le
famiglie che erano state separate al momento dello
sbarco. Viene stanziato un finanziamento di 1 miliardo e
mezzo delle vecchie lire grazie al quale il comune
doveva acquistare 20 alloggi da ristrutturare e dare
agli immigrati. E' in quell'occasione che il CIR apre la
sua sede a Badolato. L'allora Sindaco, Gerardo Mannello
e il Consiglio Comunale decisero di chiedere ai
cittadini badolatesi la disponibilità delle case
abbandonate del borgo per ospitarvi le famiglie kurde.
Vennero consegnate ottanta chiavi. Tredici famiglie
kurde scelsero di restare. Il Ministero degli Affari
Sociali finanziò le minime ristrutturazioni delle
abitazioni e, inizialmente, l'acquisto dei beni di prima
necessità. Così iniziò la convivenza fra italiani e
rifugiati ( kurdi e non solo) in un piccolo paese, che
da allora viene chiamato scherzosamente Kurdolato. Da
allora si è istaurata una convivenza pacifica di scambio
e di rispetto reciproci. I bambini kurdi sono andati a
scuola, hanno imparato prestissimo l'italiano, hanno
legato con i propri coetanei ed eletto proprie "nonne"
alcune anziane del paese. Ma anche tra gli adulti c'é
stato un grosso sforzo di comunicazione che ha portato
alla nascita di una specie di lingua franca. Oggi , ai
curdi si sono aggiunti anche bambini delle famiglie
etiopi con asilo umanitario che frequentano le scuole
dell'obbligo elementari e medie. Alcuni kurdi
cominciarono, all'epoca, a lavorare nell'agricoltura e
nell'edilizia. Inoltre, l'amministrazione locale
promosse, alcune iniziative comuni: l'apertura di un
ristorante e quella di un negozio di ceramiche a
produzione artigianale. Alcune ceramiche furono
acquistate dal Comune stesso e utilizzate per segnalare
i nomi delle vie e dei numeri civici del borgo.
L'amministrazione locale di Badolato penso allora di
creare dei nuovi sbocchi lavorativi con un progetto di
ristrutturazione delle case abbandonate del borgo a
scopi turistici..L'idea era quella di trasformare
Badolato Superiore in una specie di villaggio turistico,
di "paese albergo" interculturale. Il progetto non era
peregrino, ma nasceva dalla considerazione che, negli
ultimi anni, alcune case del borgo erano state
acquistate e ristrutturate da turisti svizzeri e
tedeschi, che vi trascorrevano e vi trascorrono
l'estate. Il progetto fu approvato nel febbraio del 1998
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che stanziò
un miliardo e mezzo di lire per la sua realizzazione.
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IL
PROGETTO DI ACCOGLIENZA A BADOLATO OGGI
Attualmente
vivono a Badolato circa 40 rifugiati. 26 persone
inserite nel progetto PNA e ospitate nelle 7 case
restaurate e già state consegnate al CIR e ospitano
famiglie di rifugiati.. Molti sono Etiopi. Ma anche
kurdi, congolesi, armeni ed eritrei. Oggi a Badolato
superiore vivono circa 40 rifugiati su una popolazione
di 500 persone. Bambini kurdi, etiopi ed eritrei ( asilo
umanitario) frequentano la scuola del paese. Gli uomini
adulti lavorano nell’agricoltura e studiano la lingua
con i corsi serali. Dopo i 400 rifugiati accolti nel 97,
Badolato ha accolto e assistito una media di circa 100
persone l’anno. Attività lavorative dei rifugiati che si
sono stabiliti a Badolato dopo la fine del PNA Una
famiglia curda ( 7 persone) ha aperto un negozio di
alimentari a Badolato Marina dove vende sia prodotti
italiani che curdi e turchi. Altri lavorano
nell’agricoltura. Sviluppo economico di Badolato
L’improvvisa visibilità di questo paesino dimenticato in
una natura incontaminata, di rara bellezza e un con
clima estremamente mite ha spinto molti ( italiani,
inglesi, tedeschi, francesi) a comprare una casa nel
vecchio borgo per passarvi le vacanze o come alcuni
viverci la propria pensione. I Bed and Breakfast nel
Borgo antico sono 14. Oggi Badolato nonostante le
difficoltà legislative e i ritardi burocratici, continua
ad essere il punto di riferimento per i kurdi in
Calabria e per tutti rifugiati che arrivano qui, siano
essi etiopi, somali o provenienti da altre zone dove le
loro vite erano in pericolo. A distanza di 8 anni
l'esperienza di accoglienza, di solidarietà e di
integrazione realizzata dal Comune di Badolato insieme
al CIR rimane un esperienza unica al mondo, un modello
di accoglienza umana e di convivenza possibile.. La
speranza, la volontà, non è solo è quella che si
continui a lavorare per offrire una nuova prospettiva di
vita ai rifugiati a Badolato e, in questo modo al borgo
stesso, ma è sopratutto che altri borghi, altri comuni,
altre comunità, più o meno grandi più o meno
"dimenticati", si rendano disponibili ad applicare "il
modello Badolato" alle proprie comunità, dimostrandosi
solidali verso chi non ha più una casa nel proprio
paese, né vi ha più le condizioni per la semplice
sopravvivenza, e ridando, allo stesso tempo, slancio,
vita e linfa ( molti rifugiati sono giovani, donne,
bambini..) a piccoli ed antichi comuni che rischiano di
scomparire.
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